dichiarazione essenziale

Italia, 28 marzo 2020

In un momento storico in cui viene interrotta ogni attività non essenziale, viene da chiedersi cosa si intenda per essenziale

La sospensione del mondo com’era ha permesso l’emersione di una serie di questioni irrisolte anche ad un pubblico solitamente poco attento. Il confinamento, la perdita delle abitudini, la perdita del lavoro, la convivenza forzata o la solitudine stanno facendo riflettere sempre più persone su cosa sia davvero importante per loro, su cosa sia essenziale. 

L’esempio più lampante è quello della salute: il Covid-19 mostra come un sistema sanitario universale, pubblico e gratuito sia essenziale a salvare le nostre vite. Le spinte alla privatizzazione della sanità, al contrario, tendono a rendere individuale un bisogno collettivo – quello della salute pubblica. 

Cos’altro stiamo guardando con occhi diversi? 

Ci troviamo in questa situazione a causa di un virus che arriva dagli animali selvatici, il cui contatto con l’uomo è favorito dalla deforestazione e, indirettamente, dai cambiamenti climatici. Questo mostra come vivere in un ambiente globalmente sano sia un bisogno collettivo. Tuttavia, fino a poco più di un mese fa, la produzione, l’agricoltura e l’allevamento industriali, l’uso di energia da fonti fossili, il consumo di prodotti e servizi inquinanti erano considerati essenziali, impossibili da interrompere o rallentare. Per decenni, ci è stato ripetuto che non c’era alternativa.  Ma è davvero così?

La pandemia, per essere contenuta, ci chiede di fermarci, di “restare a casa”. Il bene collettivo implica uno sforzo collettivo. “Restare a casa”, però, non ha lo stesso significato se si vive in un grande appartamento o in una casa con giardino oppure se si vive in un monolocale privo di balconi. Non ha lo stesso significato nemmeno se lo spazio è tutto per sé o se la casa è affollata di persone che, comprensibilmente, hanno esigenze diverse. Non ha lo stesso significato se il ruolo che svolgi nella famiglia è quello di cura, sia che tu debba svolgere le faccende domestiche o che debba confortare e mantenere la tenuta emotiva del nucleo. Un Paese come l’Italia, in cui ci sono 5 milioni di individui sotto la soglia di povertà assoluta, in cui il tasso di disoccupazione prima del blocco era del 9,7%, che si posiziona al 76° posto nel mondo per la parità di genere e in cui ogni giorno 88 donne subiscono violenza (una ogni 15 minuti), mostra come “rimanere a casa” sia sensibilmente diverso. 

Senza contare chi una casa non ce l’ha, chi ha ulteriori esigenze di salute, chi si deve ugualmente recare al lavoro, chi vive in situazioni di estrema precarità. Gli esempi sono innumerevoli. 

Riteniamo che questo momento storico abbia reso più visibili le contraddizioni del sistema capitalistico neoliberista. Un sistema che presenta l’essenziale come non essenziale, accessibile a chi se lo può permettere, trasformando i bisogni collettivi in privilegi individuali. 

Il desiderio di far ripartire tutto al più presto è comprensibile: oltre alla perdita di persone care, innumerevoli individui e famiglie si sono ritrovate da un giorno all’altro senza introiti. Chi vive sotto la soglia di povertà è oggi preda ancora più disperata e rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata, che offre liquidità ad un prezzo molto elevato. 

Come individui e come comunità siamo posti di fronte a una trasformazione senza precedenti. Milioni di persone in questo momento stanno facendo la propria parte per evitare il diffondersi della malattia, per salvare altre vite, imparando nuove abitudini e nuove geografie domestiche, in un commovente e doloroso sforzo collettivo. 

E allora con più forza viene da chiedersi, cosa è essenziale

L’essenziale, secondo noi, non è “invisibile agli occhi” ma è stato reso invisibile dal sistema economico in cui viviamo. Ecco cosa crediamo che sia essenziale:

Essenziali sono le cure mediche – pubbliche, gratuite e universali, un tetto sopra la testa, la libertà e la possibilità di muoverci – indipendentemente dalle nostre diverse abilità, avere di che mangiare. Essenziale è l’acqua potabile. 

Essenziale è un ambiente in salute, è un rapporto cosciente e rispettoso di tutte le forme di vita, è il sentirsi al sicuro, sia in casa sia all’esterno. 

Essenziale è una scuola che non escluda, è l’abbraccio di chi amiamo, è il lavoro di ogni componente della società, essenziale è la fiducia reciproca. 

Essenziale è la cultura, in ogni sua forma espressiva.

Essenziale è il lavoro di cura e lo sforzo per la tenuta emotiva delle famiglie, essenziale è anche la parità di genere che consente di distribuirlo in modo equo. 

Essenziale è la democrazia e il suo rispetto.

Essenziali sono i diritti civili e sociali. Essenziali sono i diritti umani. Essenziale è non scambiarli per privilegi. 

Essenziale è riconoscere che siamo vulnerabili: quindi essenziale è il rispetto della vita, senza alcuna esclusione. 

Se vogliamo che questo tempo che stiamo vivendo, infame e disorientante, e i sacrifici che stiamo facendo non siano vani, dobbiamo puntare i fari su ciò che è essenziale. Dobbiamo rendere visibile che non si può tornare a come vivevamo prima, perché quello che c’era prima ci ha portato in questa situazione. Dobbiamo riconoscerci come essenziali a vicenda, perché i bisogni collettivi si soddisfano collettivamente, senza prevaricazione o competizione. Dobbiamo pretendere che si smetta di saccheggiare il nostro presente e il nostro futuro.

Abbiamo creato sono essenziale come punto di incontro per tutte quelle persone, gruppi informali, associazioni, movimenti che si riconoscono in ciò che abbiamo definito come essenziale e vogliano dialogare con noi, raccontandoci le loro esperienze e integrando il nostro elenco, per creare insieme un futuro che impari dal presente, un futuro inclusivo, generativo e memore. Per mettere in piena luce ciò che è essenziale.

Raccoglieremo le testimonianze individuali e di gruppo, ci coordineremo tra attivisti e uniremo le singole voci per darci più forza a vicenda. A chi vorrà partecipare offriamo accoglienza, ascolto, rispetto e chiediamo lo stesso in cambio. Ci rifacciamo ai principi della non violenza e della disobbedienza civile per portare avanti le istanze comuni.

La lotta o si fa insieme, o non si fa affatto. 


Costruiamo qualcosa insieme.